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Anfiteatro Flavio  – Pozzuoli

Anfiteatro Flavio – Pozzuoli

Inferiore in Italia solo al Colosseo e a quello di Capua, l’Anfiteatro Flavio – detto anche Anfiteatro Maggiore, sostituì quello di antica costruzione repubblicana divenuto ormai insufficiente a causa dell’enorme crescita demografica e sorge là dove confluivano le principali vie della regione, la via Domitiana, la Campana e la Antiniana, nonché i prolungamenti delle strade della città bassa.

Tutto intorno dei lastroni di travertino, rialzati di un gradino dal livello stradale, formavano il piano di un portico ellittico che circondava tutto l’edificio. Da questo portico, originariamente costituito da pilastri di pietra ornati da semicolonne e in un secondo momento irrobustito da pilastri di laterizio, si accedeva ai veri e propri ingressi dell’edificio.

Dal portico esterno partivano venti rampe di scale, che permettevano di raggiungere il settore più alto delle gradinate. Altri sacelli e luoghi di riunione furono ricavati nelle arcate sotto la cavea lungo l’ambulacro del portico esterno. La gran parte della decorazione architettonica (colonne e capitelli corinzi), che ancora si conserva, deve essere ascritta proprio all’elegante loggiato che coronava la cavea. Questo loggiato, ma anche le arcate del portico e tutta l’area circostante, doveva ospitare una ricca decorazione statuaria oggi purtroppo andata perduta.

Durante gli scavi condotti negli anni Trenta, furono rinvenute alcune statue onorarie tra cui una dell’imperatore Traiano e un’altra dedicata alla sorella Marciana: nell’arcata I vi era un podio per statue e una decorazione pavimentale in marmo dovuta, secondo un’iscrizione sul pavimento stesso, a Gaio Stonicio Trophimiano; nell’arcata VI si conserva parte della decorazione in stucco della volta; nell’arcata X un’iscrizione musiva menziona l’associazione degli scabillarii, una corporazione di suonatori dello scabellum uno strumento a percussione a forma di grosso sandalo che si calzava con il piede destro.

Ben conservati sono i sotterranei dell’arena, cui si accede mediante due ripide rampe dell’asse longitudinale. La pianta del sistema consta di due corridoi rettilinei posti lungo i due assi maggiore e minore, tipici del castrum, l’accampamento romano, e alla cui intersezione centrale vi era un ambulacro ellittico lungo il muro dell’arena. Questi presentano una prevalenza di strutture in opera laterizia e sono organizzati intorno a due corridoi che seguono i due assi dell’edificio, mentre un terzo corridoio curvilineo corre sotto il podio dell’arena. Il corridoio anulare e alcuni ambienti minori al di sotto dell’arena comunicavano con quest’ultima attraverso aperture quadrate con gli stipiti in pietra che, chiuse da botole in legno, permettevano il passaggio delle gabbie con le fiere sollevate direttamente dai carceres sottostanti.

L’illuminazione e l’areazione erano assicurate da lucernari nelle volte, mentre un complesso sistema idraulico, direttamente collegato all’acquedotto campano garantiva l’acqua. Su quest’ultimo si affacciavano i locali adibiti a celle per le fiere e gli ambienti accessori di deposito e di servizio. La fossa lungo l’asse maggiore ospitava le grandi macchine scenografiche, che sollevate durante i ludi gladiatori, rendevano più scenografici gli spettacoli.

Dall’iscrizione “colonia flavia Puteolana pecunia sua”, ripetuta più volte ad indicare gli ingressi dell’anfiteatro, si deduce che l’edificio fu opera di un’autotassazione cittadina città avvenuto negli anni 70 del I sec., dopo la fondazione della colonia Flavia Augusta da parte dell’imperatore Vespasiano. In età antonina ci fu un massiccio restauro  del portico esterno con raddoppio dei pilastri in laterizio. Nella tarda antichità l’edificio fu abbandonato. In età medievale l’anfiteatro divenne una cava di pietra, gran parte del rivestimento del prospetto in blocchi squadrati di trachite locale fu divelta e quasi tutti i pilastri del portico demoliti. Sull’edificio si impiantarono case rustiche e masserie.

L’anfiteatro, infine, conserva memoria del martirio di numerosi cristiani. L’evento più noto fu il martirio di Gennaro vescovo di Benevento, il santo più amato dai napoletani nel mondo, avvenuto nel 305: in ricordo della presenza del Santo nel 1689 nell’anfiteatro fu eretta una chiesetta, distrutta poi dagli scavi ottocenteschi e sostituita da una cappella visibile nell’ambulacro.

 
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