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“Gli Scacchi”. La chiocciola Slow Food a Caserta Vecchia

“Gli Scacchi”. La chiocciola Slow Food a Caserta Vecchia

on 08 Oct 2013 | 0 comments

Conclusi i tornanti e goduto del panorama ecco che si arriva al borgo antico di Casertavecchia, con le sue stradine, torri e chiese dei tempi andati. Il borgo ha ospitato questo week end la rassegna del grande vino Falerno, dal forte significato territoriale, realizzata nella cornice del noto ristorante “Gli Scacchi”, unica chiocciola tra le Osterie d’Italia di Slow Food – premiata anche per il 2013 – per la provincia di Caserta, collocata a ridosso della chiesetta di S. Rocco che apre le porte della cittadina medievale.

IL FALERNO A CONFRONTO CON NICOLA TRABUCCO

IMG_8331Nicola Trabucco, winemaker memore di prestigiose esperienze e consulenze, come per l’azienda agricola di “don Alfonso” e Galardi che realizza il Terra di Lavoro 1999, segnalato quale miglior vino d’Italia 2002 sulla guida Veronelli, è diventato un punto di riferimento indiscutibile nell’areale di Terra di Lavoro, principalmente per quei piccoli produttori di qualità che nell’Ager Falernus grazie a Trabucco hanno elevato i propri vigneti e i vini ad alti livelli qualitativi.

Il Falerno dei giorni nostri ha ricevuto nel 1989 la Denominazione di Origine Controllata “Falerno del Massico” con una doppia denominazione in rosso riferita ai tre vitigni che lo compongono, Aglianico e Piedirosso per il “Falerno Rosso” e Primitivo per il Falerno “Primitivo, nonché la declinazione di Falerno bianco con uvaggio Falanghina, tutti coltivati nello stesso territorio dell’antico Ager Falernus tra i cinque comuni di 
Carinola, Cellole, Falciano del Massico, Mondragone e Sessa Aurunca.

Il disciplinare, aggiornato nel 2011, e i declivi di produzione del terroir del Massico riferito al vino più celebrato dell’antichità, il più leggendario, quello che nelle locande di Pompei costava almeno quattro volte tanto degli altri, sono stati ampiamente descritti con dovizia e passione dall’enologo ed esperto agronomo.

A CASAHIRTA LA CHIOCCIOLA SLOW FOOD

IMG_8702Si resta rapiti dal fascino dal borgo quando si arriva a Casertavecchia, lassù si respira aria di antichità e mistero di un luogo speciale, sicuramente da tenere in grande considerazione, un territorio che va oltre la località segnalata sotto l’aspetto turistico, ma da valutare anche per la pregevole cucina del territorio, espressa, nella circostanza, da Marilena Giuliano chef degli Scacchi che, con Gino Della Valle in sala, sono stati interpreti principali di una serata speciale, in viaggio tra le prelibatezze autentiche del territorio che hanno coinvolti i sensi, abbinate alle conoscenze del Falerno moderno ampiamente illustrate da Nicola Trabucco, moderato da Alessandro Manna, in un confronto vino-cibo e sulla gastronomia tradizionale.

La degustazione iniziale, tra i vini preparati nell’occasione in sala da Fosca Tortorelli – AIS e Salvo Cimmino – ONAF, wine promoter, e gli abbinamenti dello splendido buffet, è stata intervallata dalle notizie storico ampelografiche dell’enologo Trabucco, sicuramente ben inserite nel contesto del convivio, concluso con la cena correlata ai principali Falerno, in bianco rosso e rosato. Una dozzina di etichette dell’Agro Falerno, significativamente a ridosso dell’area del Monte Massico, le radici del Falerno moderno, con le aziende intervenute: Capizzi, Volpara, Fattoria Pagano, Zannini, Ager Falernus e dello stesso Trabucco, in un incrocio idilliaco tra le pietanze, sfociate in un secondo piatto notevole realizzato con straccetti di bufalo campano con succo d’uva e riduzione di Falerno “Rapicano” di casa Trabucco, controllato al gusto con l’inserimento del radicchio di Chioggia, dando così un giusto equilibrio in agrodolce ad un piatto di pregevole struttura, nel calice lo stesso vino.

LE TERRE DEL FALERNO UN VIAGGIO LUNGO 2000 ANNI

IMG_8436Falernum…sicuramente un nome che evoca una storia millenaria legata al più antico e famoso vino della Roma imperiale, prodotto alle pendici del Monte Massico e proveniente dai torchi di Sinuessa, nella Terra Felix. Il Falerno, of course, rappresentava l’eccellenza tra tutti i vini prodotti allora nei vasti territori dell’Impero, per il quale si era ben disposti a pagare cifre elevate per poterlo bere durante banchetti e cerimonie, come attestato dai filosofi e scrittori dell’epoca di cui Marziale specificava: “se vuoi bere del vino spenderai un sesterzio; del buon vino te ne costerà due; ma se vorrai il magico Falerno dovrai essere pronto a pagarne sei” .

E’ questo uno dei punti importanti che hanno determinato la prima doc nella storia dell’umanità, garantita da una etichetta ancestrale, il “pittacium”, collocato sulle anfore vinarie, per consentire la provenienza certa dall’Ager Falernus e il nome del produttore di Falerno in esse contenuto, al fine di stabilirne la totale genuinità. 2000 anni fa il Falerno già era avanti.

CASERTAVECCHIA E’ UNA BELLA CITTA’

Il borgo sorge alle pendici dei monti Tifatini , siamo ai 400 mt., con vista panoramica su Caserta. Le origini del paese sono ancora oggi incerte, e secondo alcuni scritti del monaco Benedettino Erchemperto risalgono all’anno 861, dove si parla di un primo nucleo urbano sulle montagne, denominato Casahirta. Certo il salire è ripido, ma il disagio minimo vi assicuro che vale il viaggio, per arrivare ad un sito originariamente edificato sul pre-esistente villaggio romano, che nel corso dei secoli ha subito varie dominazioni.

In antichità appartenne ai Longobardi, nell’879 fu dato al Conte Pandulfo di Capua, mentre nel secolo IX a seguito di vari eventi bellici, quali incursioni saracene e devastazioni di Capua, gli abitanti e il Clero si videro costretti a cercare rifugio in luoghi più sicuri, come quelli montani. Poi gli eventi epocali successivi videro Casertavecchia svilupparsi con un notevole aumento della popolazione, diventando anche sede vescovile.

Nel 1062 l’area venne occupata da Riccardo I di Aversa, e da qui ebbe inizio la dominazione Normanna che portò il paese al suo massimo splendore nell’anno 1100-1129 con la costruzione dell’attuale Cattedrale sotto l’episcopato di Rainulfo, e la sua consacrazione nell’anno 1153 al culto di San Michele Arcangelo. Con alterne vicende altri feudatari successero a Riccardo I, finché il Borgo non passò sotto la dominazione degli Svevi con Riccardo di Lauro (1232-1266), il quale ne accrebbe la fama e lo valorizzò fino a farlo giungere al suo massimo splendore e importanza, anche in campo politico. Pare che si debba proprio a Riccardo di Lauro la costruzione della grande torre cilindrica superstite, annessa al castello.

La dominazione medievale degli aragonesi nel 1442 lascia al Borgo segni di decadenza, che porta Casertavecchia a perdere la sua importanza e identità. Da quì le attività vitali incominciano a svilupparsi giù in pianura sino al 1842, quando Papa Gregorio XVI ne sancì il definitivo trasferimento alla nuova Caserta. In seguito con il dominio dei Borbone nell’Italia meridionale e la costruzione della Reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta e per forza di cose, da allora, gli abitanti della vecchia cittadina dovettero spostarsi nella nuova realtà.

La vita è troppo breve per bere vini cattivi…

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